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domenica, 15 marzo 2009

CCC: DIARIO - dodici

A causa di Facebook i blog languono, spariscono.

Rieccomi qui comunque per un breve aggiornamento su Compressed Cry Chronicles.

Pagine da Carcano-CompressedCryChronicles(27II09)Partitura finita (4 giorni prima delle prove). Due giorni di prove fatti. Riprenderemo la settimana prossima, tirata finale verso la prima. Bene, anche se i primi due giorni di prove sono stati per forza uno scoprire i problemi, specie in un progetto così complesso ed atipico. A parte le reazioni positive degli strumentisti, ben poche soddisfazioni musicali. Come previsto, ma rimane non facile per il compositore, perché tutto suona di merda, o quasi. Si sa che la prima prova è così, che migliorerà, che non è immagine veritiera del futuro risultato, ma ci vuole comunque una grande energia per non deprimersi.

Comunque.
Io sono stanco, contento, fiducioso.
Preoccupato che i vari strati dell'opera entrino in fase tra loro come vorrei (la qualità della performance strumentale, la drammaturgia luci, il tipo di suono amplificato da trovare, etc).
" Pas encore gagné " si dice qui.

Devo ritoccare parti, stabilire meglio alcune progressioni strumentali che ho lasciato aperte e definire più in dettaglio chi fa cosa nella Jam improvisata prima della fine.
Tendo a rimandare, preso dal bisogno di riposo e dalla vita che chiama, sconvolge, domanda.

La primavera è qui.
postato da: arcano19 alle ore 15:27 | link | commenti (1)
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sabato, 13 dicembre 2008

Miranda

[Intermezzo tanguero tra i diari di Compressed Cry Chronicles. E' un post mai pubblicato che scrissi qualche mese fa per il defunto / agonizzante tangoquerido]

Miranda è svedese e non lo sembra. Occhi scuri da cerbiatto, grandi tondi e lucidi, frangetta goth castano scuro, piercings e tatuaggi discreti qui e là. Di media statura, il corpo sottile svelto di femmina ma non di madre, l’abbigliamento di una venticinquenne che balla il tango nuovo. Nude le braccia, la vita e le gambe sotto i ginocchi, belle caviglie e piedi agili su tacchi alti. Il tutto è portato con semplicità naturale, priva di atteggiamento, sorprendentemente lontano dalla allure fighetta che la stessa tenuta irradierebbe indossata dalla venticinquenne parigina media. (La quale non è solare ma congelata, e sembra dichiarare ad ogni passettino che ce l’ha solo lei e tu non l’avrai, e in verità lei non ce l’ha e io non la voglio.)


Mi riconosce da lontano, illuminandosi in un modo che mi sorprende. Io non sono certo, poi sì, la riconosco anch’io: ballammo con piacere più di un anno fa in alcune serate alla Cité Universitaire.


Attacco in francese: fa piacere vederti, come stai, non ricordo il tuo nome. Passo subito all’inglese perché, scemo, lei non parla francese. Mi risponde vivace e sorridente.


“Ciao! Sono appena arrivata! Starò qui tutta l’estate! Sono venuta a trovare il mio ragazzo, lui vive qui a Paris”.


Il suo ragazzo è anche lui svedese e moro, li vedo poi ballare insieme un tango nuovo, svagato ma sincero. Altrimenti se ne stanno appartati, lontani dalla pista, in un angolo. Si accarezzano, si baciano, sono affettuosi e sensuali tra loro, evidentemente non si vedono da un po’ e si godono il ritrovarsi.


A metà serata la musica mi pare giusta, la cerco e trovo il suo sguardo che mi chiama. Ci incontriamo nella pista alta del Retrò, quella bianca, quella più fredda.

Senza una parola, sorridenti chiudiamo l’abbraccio su una delle più belle tande che io ricordi.


Non me lo aspettavo. Non così intenso. Ritrovarsi in un’onda che stordisce, ed accorgersene solo dopo un po’. Non ricordo quasi nulla di preciso, non ci sono dettagli, non saprei dire nemmeno che musica fosse (dei tanghi piuttosto veloci o forse dei vals). Mi restano piccoli bagliori di bizzarrie insolite, nèi che rendono eterno un viso perfetto. Il suo braccio destro che tende a stendersi quasi totalmente. Il suo ocho in avanti alla mia sinistra un poco troppo lungo rispetto alla guida. La mia testa piegata avanti a toccare la sua.

E so che sono tutti segni dell’assoluta fisicità di quella tanda, totale, compatta ma fisiologicamente spinta agli eccessi nella sua dinamica naturalezza.


Che parole usare?


È una fisicità sensuale, ma profonda, antica. Che sembra farsi simbolo, momento sacro, ponte tra qui/ora e un oltre. Qui non ci sono più il musicista pelato italiano e la studentessa mora svedese. C’è l’apparizione di una forma grazie a due energie complementari che esistono perché in relazione.

Il darsi reciproco è abnorme. Potrei pensare che il darsi di lei in modo così assoluto sia frutto della libertà tutta nordica nel vivere la fisicità, ma l’ipotesi è ingenua, c’è dell’altro.

Qualcosa di disperato, di ultimo. È come se stessimo ballando gli ultimi quattro tanghi della nostra vita, senza saperlo ma sentendolo.


Ahi, le parole…


“J’adore danser avec toi” mi esce sottovoce alla fine della tanda, involontariamente. Frase poverella ed inesatta, a ben vedere. Come se fosse una consuetudine ballare con lei, il che non è. Ma sono le sole parole possibili, forse, che rotolano fuori come un torsolo di mela caduto dalla tavola dopo il  prelibato banchetto.

“Me too” risponde lei, lasciando intatto il sorriso lucido dei suoi occhi.

Con le parole si torna nello scorrere del tempo.


Miranda mi guardò, poi tornò dal suo uomo nell’angolo nascosto, ad amoreggiare. A serata inoltrata non li vidi più. Mi piace pensare che fecero bene il loro amore, nella stessa onda di sensi che ospitò la nostra tanda.


(Ciò avvenne, solo pochi giorni dopo, qui:)

postato da: arcano19 alle ore 12:59 | link | commenti (4)
stanze:
sabato, 22 novembre 2008

CCC: DIARIO - undici

non ho tempo per il blog.
troppo lavoro da fare.
e sono - triste - in partenza da Madrid, solo una settimana ancora.

ANGELICO_Fra_The_Annunciation_dettaglio
comunque, le ultime settimane sono state generose di nutrimenti, fuori dallo scrivere. immaginate voi, dietro l'ipotetico riassunto:

- la talegona che si contorce, pesta e schiocca a 50 cm da me
- churros con chocolate da san ginès, più volte, lo confessiamo
- prado, finalmente (la deposizione di van der weyden, patinir, velasquez dal vivo impressionante, i colori di bosch mica le figure, goya: boh, immensi rubens potentissimi, il giardino del beato angelico, ...)
- pasta con ella&louis nell'atelier bianco di pauline, pasta con claire de santa coloma dopo le foto rosse del macello, i piedi che scrocchiano schegge di legno
- i colori di desigual e una pista da sci al chiuso
- carcano+radiohead che si denudano pubblicamente nei sotterranei della casa
- il piano star wars dell'hotel puerta de america

il pezzo? è in ritardo, solito.
sono nell'assolo di angel of death.

ci vediamo in italia.
venerdì, 07 novembre 2008

CCC: DIARIO - dieci

Finito il pezzo sul dolore chiuso, Nine Inch Nails.
La prossima tappa è qui sul tavolo:

PB070719
34 pagine VUOTE.

Per la rabbia.
Helmet Slayer Behemoth RageAgainstTheMachine.
Voglia di immergersi in quei suoni, ma anche timore che sia molto pesante da sostenere, come dire troppo intenso - dentro me - per la scrittura. Non facile mantenere la lucidità e il fuoco concentrato, quando la musica che hai nella testa - nel corpo - è un muro urlo continuo fisicamente perturbante.

Magari recuperare spunti dalla vita. Incazzarmi davvero.
postato da: arcano19 alle ore 17:01 | link | commenti (4)
stanze: caro diario, vuoto, scrivere musica
martedì, 04 novembre 2008

CCC: DIARIO - nove

foto post ccc XI2008Posto qui di notte, per propiziare la scrittura di domani.

Ritardo ampio, e piuttosto incosciente.

Sto per finire Nine Inch Nails, ma è solo il secondo pezzo.
Se vogliamo provare a quantificare, ne mancano 4, di pezzi. Più la fine tutta mia. Diciamo che ho fatto 15-20' su 60'.

E si che ho pure fatto i tagli. Necessari, ora la forma è più netta.

Trovare creativamente modi di scrivere di più. Crederci.
Non fustigarsi. Accettare la propria misura.
Pensare magari a rendere meno da incubo i prossimi mesi. Non godere all'idea che saranno da incubo e che sopravviverò, è da coglioni.
Godersi invece le mani nella pasta, la gioia del modellare l'orchestra.
Saper scegliere, con leggerezza benedetta.
domenica, 05 ottobre 2008

CCC: DIARIO - otto

Ho finito il prologo.
Finalmente.
Sette-otto minuti.

Sono contento, sebbene sia in enorme ritardo rispetto alla mia tabella di marcia stilata ad inizio settembre. (di minuti ne mancano 50). Mi ero detto: quando finisci il prologo, ti potrai concedere finalmente la visita al Prado. Sinceramente non me la sento, meglio finire altro.
(Però magari l'immersione in Velasquez, Goya e amici potrebbe nutrirmi. E ovviamente: il trionfo della morte di Brueghel. Insomma, non oggi, ma prima o poi).

Mi piace quello che ho fatto, direi.
Semplice ma molto scritto, con i simboli al posto giusto.
Una processione di entrate che arriva ad una parete di suono, sul pezzo dei Radiohead 'sit down stand up'.

...the rain drops the rain drops...
concediamoci un gesto francese, poi un muro italiano

ccc 002
Comunque, qualche chiacchierata con gli insostituibili amici di penna mi ha messo assai pepe nel culo. I calcoli dicono: un minuto di musica al giorno, se vuoi starci dentro coi tempi.
Boh, non ho voglia di preoccuparmi.
Però la condizione è di perenne tensione interiore, trovare un equilibrio continuamente tra il fare meglio e il fare presto. Forse è anche per questo che ieri mi è apparso un accenno di influenza, insomma ci vuole energia.

Ora devo immergermi nella parte 1: Decompressed Cries.
Sto meditando la riduzione della scaletta dei pezzi rock. Temo sia tutto troppo lungo, troppo intenso.
Il pezzo dei Cure mi piace e si combina bene col disegno drammaturgico, ma non lo sento nelle busecche; quello di Fantazio mi lascia dubbi sulla coerenza col resto.

E poi: capire che corpo dare alle transizioni tra i pezzi rock, che storia nascosta fargli raccontare.

Decomprimiamo le grida.
venerdì, 19 settembre 2008

CCC: DIARIO - sette

Ormai qui da due settimane abbondanti.

Il posto è quieto, ci si sta bene. Artisti vari, anche molto interessanti.
La città è bella. Signora, puttanina, orrendamente snob, allegra e gustosa.
Il tango è circoscritto e ancora strano.
Cibo ottimo. Gambe nude.

E il pezzo? Il lavoro?

Dico solo che mi sono autonauseato di lamentarmi della fatica e dei blocchi.
Che c'è la necessità di aggirare la ragione, di non sperare, di psicomagia.
Che ho pescato il Sole (arcanodiciannove) e mi ha fatto bene.

Ma siamo ancora al pulse iniziale.
Che dico, siamo già al pulse iniziale.

Illumina.
giovedì, 04 settembre 2008

CCC: DIARIO - sei

Il viaggio è stato una oasi di felicità sottile semplice e silenziosa.

Arrivato alla Casa ho dovuto affrontare l'abituale disorientamento che rende squallidi i luoghi nuovi. Conosco la strada, va meglio, ora. Mi sto ancora ambientando, ma l'energia non è così male, anzi, viste anche le preoccupazioni che hanno serpeggiato là fuori.
Guadagnare in auto Madrid mi ha donato serenità, la voglio conservare e far fruttare.

Comunque, il lavoro non è ancora ripreso sul serio.
Oggi ho abbozzato un calendario per settembre. C'è da ri-costruire tutto il materiale 'mio', il mondo CC, e da definire con (la massima) precisione alcuni dettagli della forma: snodi, transizioni, archi formali e spazi.
E poi, scrivere scrivere scrivere tutto. Cagare musica, come dice il Cicci.

Intanto, questa è la mia finestra.
Se metti satellite e vai giù giù ci sono io che faccio ciao.


Visualizzazione ingrandita della mappa
venerdì, 29 agosto 2008

CCC: DIARIO - cinque / in partenza per Madrid

Lavorato poco e male negli ultimi giorni.
Male.
Mancano fondamenti nel linguaggio del pezzo tutto, ho bisogno di più materiale coerente, di un universo di altezze, intervalli, ritmi e figure che sia più consistente. Come al solito invece mi appoggio a elementi scarnissimi, ma qui è un rischio, il pezzo è vasto.
Rendermi conto che devo rilavorare sulle radici mi ha impantanato.

Ma sono anche altri gli agenti impantananti.

Per esempio: sento la partenza imminente.
Infatti ho infine interrotto il lavoro, sto facendo bagagli.
Martedì sarò a Madrid, Casa Velasquez.
Mi fa piacere partire, spero che il nuovo nido sia propizio per un sano e intenso lavoro.

Hasta luego.
postato da: arcanonove alle ore 20:02 | link | commenti (3)
stanze: caro diario, altri mondi, scrivere musica
lunedì, 25 agosto 2008

Ciao Ropolina, elegante austera ed affettuosa signora

Ropo1Mi mancherai.

Ropo2Tu continua a vegliare, mi raccomando.