'Concerto per violoncello e tutto vuoto' nasce come meditazione sulla transitorietà dell'esistenza.
È un tentativo di sentire la realtà dell'addio, del termine; l'ho scritto esplorando quella zona dove la musica si trasforma in luogo, interrogandomi sulla possibilità di ridurre a nulla, a polvere il materiale musicale e cercando un equilibrio naturale tra coinvolgimento e distacco, tra mestiere raziocinante ed invenzione sorgiva, tra volontà e rinuncia.
Simboli traghettatori sono state due pagine ultime, così lontane così sorelle: il capitolo 12 del Qohèlet e le misure terminali – Adagissimo – della nona sinfonia di Gustav Mahler.
