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Carta scelta (ricarica...)

mercoledì, 17 maggio 2006

Capolavori del cinema muto 2

io sono un regista di grandi capacità

il seguente esempio è del genere del 'documentario' e documenta lo studio privato di castoldi in cui si fa insieme il suo nuovo LP. ho anche ottenuto dai produttori come il protagonista un famoso cantante glam di supergruppo rock vecchio.

dovete regolare la luminostà del televisore alto senò non si vedono i bei scritti iniziali. non è tutto nero, anzi.

come vedete faccio incroci di generi tra il genere del 'documentario' e quello di spavento e quello di porcherie sessuali e anche la video arte tipo quando vai ai giardini della biennale. visto poi come è bravo il capellone? dirigo bene gli attori perché ho studiato a profondità segreti e bugie.

postato da: arcanonove alle ore 15:02 | link | commenti
stanze: neuroni sprecati, amici musici
lunedì, 15 maggio 2006

Diario da un pessimo divertimento

sabato 13, sera

sono affranto e incazzato. la prova del 'concerto per violoncello e tutto vuoto' a cui ho assistito ieri è stata pessima. certo, è stata una prova alla fine della giornata, ed eravamo tutti stanchi. certo, era solo la seconda prova per loro e il pezzo non può essere già pronto, bla bla bla.

ma.

i musicisti non erano nemmeno vicini ad una vaga comprensione del pezzo. non l'avevano studiato. il loro compito sembrava esaurirsi nel leggere i suoni segnati in partitura. il risultato era orribile, deprimente. un pezzo brutto.
il 'concerto' è un pezzo fatto di nulla, e se non c'è attenzione, rispetto e voglia di comprendere l'universo che vi sta dietro, il risultato è ridicolo. è un rischio che la mia musica può correre, più di altre musiche più ricche di note.

flautista e percussionista (lorenzo missaglia e riccardo balbinutti, meritano piena citazione) si sono comportati da veri coglioni italiani cialtroni e fancazzisti. il flautista che mi dice, con l'aria di uno a cui gli è stato chiesto di fare qualcosa di impossibile: 'non ho mai fischiato con la bocca in un pezzo, è difficile, bisogna provare'. ma vi rendete conto? cazzo, appunto, dovevate provare. il percussionista che fa delle smorfie di sufficienza perché deve collegare due suoni prodotti in modo diverso su strumenti diversi. per i non addetti ai lavori: è proprio quello il lavoro del percussionista.

poi: mi era stato chiesto un pezzo da camera, cioè senza direttore, che gli strumentisti potessero suonare da soli. bene, l'ho scritto così. arrivo alla prova e c'è un direttore che dirige. cosa che snatura tralaltro l'aspetto visivo del pezzo. gli strumentisti fanno facce impossibili quando sandro gorli (direttore artistico) gli dice che dovrebbero riuscire a farlo senza direttore.

e questa gente suona anche pezzi di sciarrino e lachenmann? i casi sono due: o li suonano in modo inaccettabile o si permettono un trattamento di merda con me perché lo sconosciuto carcano non è 'famoso' come sciarrino e lachenmann.
e forse questo è ancora più grave.

si, perchè non commissioni pezzi nuovi se non sai amarli. non fai un figlio per farti bello o per usarlo se ti appare carino sennò lo getti.
la creazione di opere nuove ha bisogno di 'attenzione' (nel senso che intende simone weil).

e già che c'erano hanno fatto saltare la prova che ci sarebbe stata oggi. questi sono incoscienti.

domenica 14, mattina

oggi pomeriggio ci sarà la prova 'generale' (terza prova, in realtà) e poi il concerto.
io sono preoccupato, depresso e con un mal di testa da stress. temo conflitti in prova e so già che mi costerà molte energie mantenere un'attenzione comunicativa il cui fine è solo la musica. difficile non farsi prendere da atteggiamenti di prepotenza infastidita. ma non è mai la strada, quella. fermezza elastica, non rigidità. e ascolto.

ma sono pronto a ritirare l'esecuzione, se non sarà accettabile il risultato.
non è giusto farsi maltrattare, meno ancora in pubblico.
vediamo cosa succede.

lunedì 15, mattina

ho ritirato l'esecuzione.
il 'concerto per violoncello e tutto vuoto', scritto (gratis) su commissione del divertimento ensemble per il concerto di ieri, per quella sala, esaudendo richieste della direzione artistica, non è stato eseguito perchè lo stesso ensemble committente non aveva
studiato il pezzo. l'esecuzione era approssimativa, francamente brutta ed inaccettabile.
priva di amore, fatta in fretta.
ho detto no grazie.

sono umiliato, amareggiato e stupito da una tale mancanza di professionalità.

dopo, parlando con gorli capisco che c'è anche un'incapacità (non voglia?) (generazionale?) di entrare in contatto col mio mondo estetico. 'abbiamo avuto difficoltà in effetti col tuo pezzo, non c'era niente a cui attaccarsi, per gli interpreti'. certo, se non ti poni il problema di cosa c'è dietro a una partitura così scarna... insomma mi pare che qohelet 12 e il finale della 9a di mahler dessero già una misura di dove andare a parare. totalmente ignorata.

continuando a parlare conveniamo che forse avremmo dovuto lavorare prima e più a contatto. gli dico che sapevo che hanno eseguito lachenmann e sciarrino e che mi aspettavo una capacità maggiore di entrare nella mia partitura. mi dice che in effetti lachenmann ha preteso, prima che l'ensemble eseguisse i suoi pezzi, che ciascuno strumentista lavorasse singolarmente con lui per spiegare i modi di esecuzione. ah ecco, penso io.

poi gli chiedo una critica, da compositore a compositore, per saggiare più a fondo quali sono stati i problemi col mio pezzo. mi dice che non si può puntare tutto sul suono. che in lachenmann se suoni tutto male il pezzo è bello lo stesso, perchè c'è una struttura. e che anche sciarrino non punta tutto sul suono. 'se punti tutto sul suono il pezzo viene una volta su due, è troppo fragile'.
questa cosa mi offende quasi ma allo stesso tempo mi rivela la sua incapacità di penetrazione del mio pezzo. il quale è interamente basato sugli effetti teatrali generati da una struttura. (in ogni caso l'esperienza mi fa mettere in discussione le mie responsabilità, il mio scrivere e il pezzo. è cosa sempre dolorosa)

con gorli penso che ci sia effettivamente uno scarto generazionale ed estetico. lachenmann e sciarrino hanno settanta e sessant'anni, io trentacinque. se mi guardi cercando le loro categorie non ci prenderai mai. altri orizzonti chiamano il mio scrivere, anche se nelle mie radici ci sono compositori come helmut e salvo. (a parte il fatto che per me ogni compositore fa un mestiere diverso).

ma al di la di scarti generazionali e fraintendimenti estetici, questa è una storia di grande cialtroneria e profonda mancanza di professionalità.

tipicamente italiana, come spesso ci troviamo a dire noi italiani stessi?

non lo so. sta di fatto che lavorando in francia e all'estero non mi è mai capitata una situazione così sgradevole, disattenta e umiliante. si, ci sono state occasioni mediocri, ma non a questo punto. in italia invece non è la prima volta: zero soldi, zero prove, strumentisti scazzati e supponenti o volenterosi ma schiacciati dalle condizioni (come nel mio caso il bravo violoncellista andrea cavuoto) e quindi esecuzioni pessime, umilianti che fanno male a tutti, compositori, esecutori, pubblico.

esco amareggiato e un po' ferito.
andiamo avanti.

postato da: arcanonove alle ore 12:25 | link | commenti (1)
stanze: vuoto, scrivere musica
martedì, 09 maggio 2006

Beckett era un grande musicista

Lo si sente forte pronunciando con un filo di voce il testo che segue.
E' una delle sue poesie più alte, l'ha scritta in francese (Comment dire) e poi in inglese (What is the word). Propongo una traduzione in italiano, più fedele al testo francese che a quello inglese, che cerca di preservarne musiche e profondità.

SAMUEL BECKETT - COME DIRE

    f
ollia –
    follia quanto –
    quanto –
    come dire –
    follia quanto ciò –
    dopo –
    follia dopo ciò –
    dato –
    follia dato ciò quanto –
    visto –
    follia visto ciò –
    ciò –
    come dire –
    questo –
    ciò questo –
    questo qua –
    tutto ciò questo qua –
    follia dato tutto ciò –
    visto –
    follia visto tutto ciò questo qua quanto –
    quanto –
    come dire –
    vedere –
    intravedere –
    ritenere d’intravedere –
    volere ritenere d’intravedere –
    follia quanto volere ritenere d’intravedere che –
    che –
    come dire –
    e dove –
    quanto volere ritenere d’intravedere che dove –
    dove –
    come dire –
    là –
    laggiù –
    lontano –
    lontano là laggiù –
    appena –
    lontano là laggiù appena che –
    che –
    come dire –
    visto tutto questo –
    tutto ciò questo qua –
    follia quanto vedere che –
    intravedere –

    ritenere d’intravedere –
    volere ritenere d’intravedere –
    lontano là laggiù appena che –
    follia quanto volere ritenere d’intravedervi che –
    che –
    come dire –
   
    come dire
postato da: arcanonove alle ore 14:37 | link | commenti
stanze: vuoto, scrivere musica

Dài èppol dài

quelli della apple sono delle merde.
mi stanno troppo sui coglioni, li odio.
fanno tutti oggettini fighettini bianchini lucidi. sì, olà che qualità ma, piscia, uno c'ha un ipod da sessanta giga (in teoria una bomba super figa) e non ci può fare una fava. è come avere un jeroboam di krug e potercisi solo lavare le gonadi. a meno che ti scarichi (o ti fai da te) dei programmini intelligenti con cui rendere l'aipod meno merda. e poi, culo, quanto è fatto male itunes? lo apri e non si capisce una capra, qualunque altro mediaplayer di vent'anni fa è più intelligente e facile e versatile. meno tastini tondo lucidi di muco e più intelligenza. schiavi delle major discografiche che non siete altro, fifoni avari.
e poi sti markettari creano dipendenza: oh, parrebbe che stesse per uscirebbe il nuovo G6 con 3 processori in culo, mi controllo il sito che così so in tempo reale se è vero per davvero... che il mio G5 con 2 processori senza fili bianco forse è meglio che lo cambio che ormai c'ha già quattro mesi e mi pare un po' lento coi file di testo. e si è pure rigato un poco.
w i virus, w il commodore 64, w il tasto destro
vaffanculo mela di merda, bàcati
postato da: arcanonove alle ore 14:13 | link | commenti (1)
stanze: opinioni
venerdì, 05 maggio 2006

Un luogo che amo, meta consigliata

dovete andare a Riven.
se avete voglia di solitudine, natura e storia.
è un posto bellissimo, c'è un cielo che fa stare bene e mare dappertutto.

questa è una foto dell'orizzonte di Riven, per dare un'idea di acqua e cielo.

riven13 (Custom)il luogo è particolarissimo. immaginate quattro isole relativamente piccole ma piuttosto diverse tra loro, collegate da una specie di trenino. su una c'è il villaggio abitato e come una piccola foresta. è l'isola di fronte, in questa foto.

riven_17 (Custom)
io ci ho passato un mesetto sei anni fa e sono rimasto stregato.
ci sono poi tornato più volte.
è un luogo allo stesso tempo selvaggio e pieno di storia.
è un luogo che lascia un po' la sensazione di deserto, la gente che vive lì è incredibilmente schiva e praticamente non la vedi, sta parecchio per conto suo. vivono in case tipo dei trulli sferici, organizzate in strutture simili a palafitte.

riven020 (Custom)
lì si può girare indisturbati tra segni, costruzioni e oggetti vari che non sai se sono del presente o del passato. sembra di essere davvero fuori dal tempo. è stranissimo, è come se ti rimettesse in pace colla percezione del presente.

riven_16 (Custom)
la sensazione è anche un po' come entrare nella casa bellissima di qualcuno che non c'è e che non sai se tornerà mai. strana sensazione, ma profondamente piacevole. insomma, andateci se amate passare del tempo in un luogo un po' misterioso ma bellissimo. in silenzio, soli con voi stessi e i suoni della natura.
suggerisco appunto di andarci soli, al massimo in coppia.
non è nemmeno una meta particolarmente costosa, cercate in rete e troverete i vari dettagli sul dove, come, eccetera.
postato da: arcanonove alle ore 22:36 | link | commenti
stanze: altri mondi, recensisco
mercoledì, 03 maggio 2006

I capolavori del cinema muto

io sono un regista molto bravo
per esempio, ecco un esempio:

ho studiato con matteo zage della corrente neo vecchia.
si vede nèh? gli attori hanno studiato col libro di stanislaschi e si vede.
potete dare un voto alto e vi farò protagonisti del mio prossimo filmetto.
postato da: arcanonove alle ore 15:01 | link | commenti (3)
stanze: neuroni sprecati
martedì, 02 maggio 2006

Un po' di vulgazione

da qualche tempo io e il mio amico mauro, nel mentre che lontani stiamo lavorando, ci scambiamo opinioni via sms su interessanti figure del mondo musicale.
è una pratica culturalmente arricchente.
molte figure sottostimate meritano una doverosa riscoperta.
condivido con voi alcune scoperte degne di attenzione.

- la dodecafonia pop italiana di Alban Nek, Biagio Anton Webern e Arnold Ciönfoli.
- la nuova avanguardia cantautorale europea: Mango Lindberg, Morgan Neuwirth,
Gyorgy Ligabue, Ivana Spahlinger.
- la vecchia guardia: Leos Jannacci, Nilla Pfitzner, Claudio Villa-Lobos, Bernd Alois Zucchero e Vasco Rossini.
- la porno musik inglese di Mark-Anthony Bondage, James Dildo e Michael Fisting, senza dimenticare i contributi oltreoceano di Squirt Reich, e l'ispiratore storico del movimento: Nikolaj Rimjob-Korsakov.
- le colonne sonore new age di Enya Morricone e quelle street rock dei Guns 'n' Rota
- un calcio al mondo della composizione: Gyorgy Costakurtag, Bernardino Baggio, Alban Bergomi, Boban Berg e Diego Armando Matalon.
- molte figure isolate: il bebop mistico di Arvo Parker, le sinfonie omo di Gustav Malgioglio, il brit pop bluesy di Benjamin Britti, lo yödel straziato di Billie Holliger, le urla poliritmiche di Yamatsuka Ives, il flamenco drum 'n' bass di Aphex Turina, il raggamuffin microtonale di Giacinto Shaggy, lo spettralismo partenopeo di Tristan Murolo.
- i mostri sacri dimenticati: Wolfgang Amadeus Minghi e Ludwig Van Pelù.

cercate su emule o soulseek gli mp3 di questi artisti, non ve ne pentirete.

postato da: arcanonove alle ore 14:44 | link | commenti (1)
stanze: neuroni sprecati
lunedì, 01 maggio 2006

Le Rétro

stanotte a ballare al rétro, rue du faubourg du temple.

il rétro era un cinema, è un vecchio cinema. oggi è una singolare sala da ballo. il giovedì, venerdì e alcune domeniche si balla il tango argentino.

l'entrata potresti mancarla, anonima e squallida. di notte poi non la vedi quasi, l'insegna è spenta, mentre tutt'attorno clignottano ristoranti etnici vari.

suoniamo un campanello e un tipo piccolo con l'aria signorile e cortese ci fa entrare. ci ha già visto lì e ci stringe la mano. ' il y a du monde, ce soir '.
un atrio squallidetto ma con un'aura di elegante misto a ex cinema porno o club privé, con la cassa (sportello di vetro col buco), un bar a specchi spento e inusato, poltroncine vuote, le entrate dei cessi con insegna luminosa, un guardaroba inusato pure lui, una tele che trasmette un telefilm con spari.
gli spari si mischiano a una musica che viene dalla sala successiva. si sente il profumo del tango che si avvicina. ci viene l'acquolina al petto.

entriamo nella sala principale. il rétro era uno di quei cinema lunghi e stretti, leggermente in discesa con lo schermo un po' in alto, tipo su un palco.

oggi la parte alta di quella che era la platea del cinema è occupata da poltrone circolari di velluto rosso, più giù c'è una pista illuminata in marmo bianco-grigio con specchio, più giù ancora c'è la seconda pista, in parquet e più in penombra, appena più piccola perché circondata da poltrone di velluto rosso. alla fine di questa pista uno scalone sale dove c'era lo schermo e dove ora c'è un bar a specchio.

è una serata affollata al punto giusto. tra le due piste c'è la postazione stereo da dove Claudia - organizzatrice delle milongas al rétro - mette la musica. Claudia Rosenblatt, argentina trapiantata a parigi è rinomata danzatrice ed insegnante di tango. è una bellissima donna alta mora appena un poco dura ma con un velo lontano di malinconia negli occhi. quando mi disse che compiva 50 anni ci restai a bocca aperta.

nella pista alta chiara di marmo ballano coppie meno esperte, di solito, o coppie che preferiscono avere tanto spazio. in quella bassa scura in parquet la profondità del tango è maggiore, di solito. è la pista che preferisco. stasera è molto piena, si sentono vicinissime le altre coppie, è come si ballasse tutti insieme.
io solo, io con te, noi e tutti.

perché parlare del tango? piacere di condividere qualcosa di non condivisibile? piacere di ripetersi dentro quelle storie - reali e non - che cerchiamo e creiamo andando a ballare?

postato da: arcanonove alle ore 13:12 | link | commenti
stanze: tango