Le sacre du printemps (la sagra della primavera) di
Stravinsky è stata scritta quasi cento anni fa eppure resta un'opera che fa godere, sconvolge e lascia esterrefatti addetti ai lavori e pubblico come fosse scritta domani. E' un balletto composto nel 1913 per le coreografie di Vaslav Nijinsky, grandissimo ballerino e coreografo russo. La prima fu uno scandalo memorabile, tipo col pubblico che urlava e praticamente si menava. Tutto troppo nuovo e violento.
Stravinsky volle dare forma e suono ad un mondo barbarico e primitivo, in un clima rituale pagano. Questo lo spinse lontano, e la Sagra cambiò la storia della musica.
[Versioni in cd ce ne sono tantissime, le mie preferite sono forse
questa,
questa e
questa.]
Sebbene sia un pezzo che ascoltato in concerto, cioè senza danza, ha una forza assoluta e soverchiante che non necessita di visione, la Sagra resta un balletto. Propongo qui tre versioni di epoche diverse della scena conclusiva, la danza sacrificale, uno dei momenti che venero e mi portano via ogni volta.
Tre interpretazioni di tre grandissimi coreografi, messe in ordine cronologico, il che svela vicinanze, filiazioni e reazioni. Ma saltano al cuore anche le diverse letture di questo sacrificio di primavera.
In breve la 'storia' di questo quadro finale: in seguito a riti propiziatori vari viene scelta una giovane donna. Dopo una danza folle e disperata, crolla al suolo priva di vita, trasmettendo alla natura la sua giovinezza.
(consiglio: volume alto e a tutto schermo)
1. Maurice Béjart - coreografia del 1959
Il linguaggio coreografico e l'allestimento sono ai miei occhi datati, ma trovo intatta la potenza della costruzione.
2. Pina Bausch - coreografia del 1975
Solista inarrivabile Malou Airaudo (Almodovar l'ha omaggiata, assieme alla Bausch, in
uno dei suoi film più belli), oggi preziosa e scura insegnante alla Folkwang Hochschule di Essen.
3. Angelin Preljocaj - coreografia del 2001
La coreografia della Bausch ha lasciato il segno, ma la lettura è altra e va oltre. Assolutamente perfetta la vittima, Nagisa Shirai.